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A tu per tu con il primo flauto della Scala – parte prima

Oggi è un giorno speciale. Dopo aver assistito a una brillante performance dell’Orchestra di Flauti Zephyrus, la sua orchestra, ora ho anche l’onore di parlare con il fondatore, nonché primo flauto al Teatro alla Scala di Milano: Marco Zoni. Sono leggerissimamente in anticipo e dopo un’ora passata a girovagare di pagina in pagina alla libreria della stazione, mi incontro con Marco.

Ci accomodiamo in un piccolo bar ed è come se il regista avesse dato il Ciak! di azione. Parte l’ouverture e l’azione si dipana, lentamente, sulla scena. Il piccolo flautista, sui libri di musica, impara prima a solfeggiare che a leggere. È nel DNA di famiglia. Il padre clarinettista gli trasmette questa grande passione e lui, affascinato, cresce a suon di brani bandistici e lezioni di flauto.

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E poi un susseguirsi di eventi accaduti un po’ per caso, ma soprattutto per la voglia insaziabile di sperimentare sempre qualcosa di nuovo: una grande preparazione prima presso il Conservatorio di Brescia, il perfezionamento sotto la guida dei maestri Glauco Cambursano, Andreas Blau, Peter Lukas Graf e poi l’esperienza internazionale di Ginevra con Maxence Larrieu; la dura gavetta nell’Orchestra della Fondazione milanese de “I Pomeriggi Musicali”; e infine l’approdo al Teatro della Scala. Un incedere talvolta faticoso, difficile ma sempre ricco di grandi soddisfazioni.

Una passione coltivata giorno per giorno che lo ha portato recentemente in Giappone, terra del Sol Levante, dei ciliegi in fiore e dei flauti. Sì, dovete sapere che in questo paese dell’Estremo Oriente, il flauto è lo strumento nazionale. Mentre noi sponsorizziamo la pasta sui cartelloni pubblicitari, loro affiggono ovunque immagini di intere famiglie che suonano. Paese che vai…

Dopo aver incontrato i tecnici della ditta Muramatsu (abili artigiani e flautisti) e aver testato le potenzialità di questi strumenti, Marco se ne è immediatamente innamorato. (Piccola nota di servizio: da quando esercita la professione, ha sempre suonato Muramatsu, iniziando con un 14 carati con meccanica d’argento, poi un 14 carati all gold infine, dopo la visita in Giappone, il 24 carati). Le sue performance si dividono, quindi, tra la Pigotta (il suo “vecchio” flauto 14 carati a cui è legato affettuosamente e sentimentalmente) e la Barbie (il nuovo acquisto giapponese, perfetto e incantevole nei suoi 24 carati). Queste due “donne” occupano un posto speciale nel suo cuore, tanto che talvolta le smonta componendo un nuovo flauto costituito da pezzi di entrambe.

Ma avviciniamoci di più a questo leggiadro mondo, fatto di soffi, sussurri e briosi virtuosismi.
Solo tre pezzi: testata con boccoletta (l’apertura in cui si soffia per produrre il suono), corpo centrale e trombino (la parte finale).

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Si dice che il flauto traverso sia lo strumento più facile perché se lo metti fuori dal finestrino di un treno, suona. Ecco, sfatiamo subito un mito: non è così. O meglio, in effetti suona, ma per una mera questione di fisica. Sfido qualunque convoglio a gareggiare con Marco!

L’importante è la padronanza della respirazione diaframmatica, dell’emissione e della gestione dell’aria inspirata. E non è vero che bisogna essere dei campioni di apnea per poter suonare. Marco ne è la conferma: non pratica sport (anche se dovrebbe, mi dice), è un amante della buona tavola e occasionalmente non disdegna una sigaretta o un tiro con la pipa.

Intanto, nel bar, un viavai di volti, valigie, storie: una tappa veloce per un caffè, un panino, un’informazione. Lingue diverse si sovrappongono e si mescolano in un tutt’uno armonico e al contempo dissonante. Subito il mio pensiero va alla musica e al musicista come scrittore di emozioni. Marco mi mostra gongolante la partitura del Barbiere di Siviglia che sta trascrivendo. Mi spiega che la sua posizione in orchestra gli consente di avere la percezione di tutti gli strumenti e quindi può tranquillamente riportare le note su carta distribuendole poi ai vari flauti del suo Ensemble, in base all’estensione strumentale e all’effetto timbrico che vuole ottenere.
Perchè bisogna essere anche degli “strateghi” di sentimenti per svolgere questo lavoro…

To be continued…

by Alice Olgiati

2 commenti

    • Alice Olgiati

      Ottimo Andrea! Sono felice di poter “aprire” dei mondi ai nostri lettori, facendo conoscere aspetti poco conosciuti dell’ ambito musicale. E sono altrettanto felice di avere appassionati lettori come te! Grazie!

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