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Organ Day 2015

Libertà. Di scegliere, di fare, di suonare. Il mio 25 aprile sarà all’insegna della musica, dell’amicizia e della condivisione. Perché libertà è anche questo. Uno svolazzare di bianchi, rossi e verdi. Tante farfalle nel cielo. Il ricordo di chi si è battuto per un ideale. Organ Day 2015 – Cremona: una splendida iniziativa che ricorre ogni anno per avvicinare organisti, musicisti e non agli organi delle più belle città italiane. On the road di buon mattino, il viaggio prosegue tra gustosi piatti tipici (torrone, marubini – pasta ripiena – di carne, grana padano… È sempre deleterio parlare di cibo a stomaco vuoto!) e pillole musicali. Poi, golosa sosta in una pasticceria del centro e… via! Si comincia!

La prima tappa del nostro tour è l’antica chiesa romanica di San Pietro al Po, ristrutturata nei secoli successivi, quando assume l’aspetto attuale.

s.pietro al po

Introduzione storica a cui segue una piccola presentazione fonica dello strumento. Note che si dispiegano negli innumerevoli dipinti cinquecenteschi. Riccioli, volute, capitelli. La potenza, l’eleganza, la forza di uno strumento incorniciato da una cassa armonica dorata.

organo_s. pietro al po.

Un organo orchestra del 1877 che racchiude, nei suoi 51 registri, anche i campanelli e il czakan (un flauto e al contempo un bastone da passeggio usato nell’Ottocento nella capitale austriaca). Un’attenzione nella riproduzione delle sonorità accurata e precisa. Un interesse per le mode viennesi del periodo. Curiosità che mi sorprendono e che mi fanno riflettere quanto fosse importante la Musica nella vita del tempo. Non un semplice sottofondo alla frenetica quotidianità come avviene molto spesso oggi, ma una parte preponderante e importante che coinvolgeva la comunità in toto.

Immancabile, come non mai in questi momenti, la sosta al ristorante, che invadiamo letteralmente con la nostra allegria. Un centinaio di persone da tutt’Italia (persino dalla Sicilia e dalla Puglia!) con una passione comune. Pur non conoscendosi, si stringe facilmente amicizia e si chiacchiera tanto. Alcuni si perdono nei meandri del tecnicismo più oscuro e settoriale, altri, invece, intrattengono i commensali con esilaranti episodi di matrimoni vissuti. Perché, si sa, gli organisti oltre a destreggiarsi tra lezioni, collaborazioni con migliaia di orchestre ed eventi vari, suonano anche ai matrimoni. E qui si potrebbero aprire parentesi infinite. Scrivere romanzi a puntate, dei veri e propri feuilleton. Entusiasmanti avventure di organisti alle prese con la consolidata incompetenza di cantanti improvvisate; con assurde pretese musicali pop durante la celebrazione; con l’avversione assolutamente ingiustificata per certi brani di musica classica considerati non religiosi… La lista potrebbe proseguire ad libitum, ma mi fermo qui. Riusciranno a sopravvivere i nostri eroi?
E con questo dubbio irrisolto, si riparte in direzione Duomo.

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L’importanza della musica, che rendeva dignità e decoro alla collettività, è sottolineata dall’imponenza della cassa armonica, in legno intarsiato e dorato. L’organo, protagonista, insieme alla banda, della vita culturale doveva essere aggiornato musicalmente in modo da poter rispondere adeguatamente alle esigenze del tempo. Essere dotato di nuove sonorità e nuovi colori. E mentre ci fa ascoltare la voce potente delle sue canne, insieme alla guida, mi avventuro alla scoperta dei tesori del Duomo. Un ciclo pittorico cinquecentesco con le storie della Vergine e del Cristo nella navata centrale; un enorme affresco della crocifissione, in controfacciata (Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone, è talmente bravo nell’esecuzione che, qualche secolo dopo, Napoleone, giunto a Cremona, vorrà – fortunatamente senza successo – portare l’affresco a Parigi);

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lo spettacolo del sole a forma di mandorla dietro il Cristo dipinto nell’abside che si illumina ogni 21 settembre grazie a un raggio di sole che filtra dal rosone. E poi ancora: uno sfarzo che si manifesta in angoli barocchi, con stucchi dorati e colori sgargianti, in altorilievi in marmo di Carrara, in croci d’oro, d’argento e smalti. Un’opulenza che risuona tutt’intorno con le potenti note dell’organo.

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E alla grandezza del Duomo, si contrappone l’eleganza artistica della chiesa di Sant’Omobono. Tinte pastello, volute svolazzanti, delicate fioriture: una ricchezza sobria accompagnata dalle dolci melodie del piccolo organo tardo rinascimentale.

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Un clima raccolto, tra amici. Perché questo è il vero spirito della manifestazione. Condividere musica, stringere nuove amicizie, scambiare opinioni. Porsi in maniera genuina, autentica e disinteressata. Perché è la passione che muove il mondo e che lo rende più bello, interessante e vivibile. Perché è la passione che ci fa sentire realizzati e in sintonia con noi stessi. Perché è la passione che ci fa sognare e ci fa vivere. Coltiviamo le nostre potenzialità (ognuno ha qualcosa da dare, fidatevi!) e rispettiamo quelle altrui. C’è tanto da imparare!

 

Un caro ringraziamento a tutti i partecipanti che hanno animato la manifestazione con la loro passione;
a Giuseppe Distaso, impavido organizzatore;
a Pasquale Rubano che ci ha gentilmente fornito le fotografie
Per maggiori informazioni sull’Organ Day, cliccate qui

 

by Alice Olgiati

2 commenti

  1. fabio montalbano

    Un articolo che, in maniera simpatica e scorrevole, condensa i molteplici aspetti di questa iniziativa sempre più importante e di successo, Interessante l’accostamento tra Arte Organaria e Tipicità Enogastronomiche! Brava Alice!!

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