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Oltrepo Pavese: magia di colli e borghi

Uno zaino pieno di entusiasmo, tanta voglia di fare e un bel sorriso in volto. Quando si parte bisogna essere ben attrezzati, giusto? Eccomi qui, pronta per affrontare un lungo fine settimana in Oltrepo Pavese. Abbandonata l’autostrada e dopo qualche chilometro per piccoli centri urbani, mi avventuro per tortuose stradine in mezzo ai colli. Una caratteristica da queste parti (i colli intendo, ma anche le strade strette, del resto). Svolta a destra e poi a sinistra, sali, scendi. Non nascondo un certo mal di mare nonostante sia io alla guida. Ma il panorama ripaga ampiamente: morbidi arazzi di grano, geometrici arabeschi di vigneti, fitti boschi lussureggianti.

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Curva dopo curva, giungo a Fortunago, piccolo borgo medievale che visito sul sentiero della rocca, attraversando casette in pietra.

Fortunago
Poco distante il castello di Stefanago. Una prestigiosa cantina che ha sede in un castello. Pancetta, salame, grissini accompagnati da un calice di rosè ad accogliermi. Gnam!
Il rispetto delle tempistiche di maturazione dell’uva, la creazione di una biodiversità assoluta nei 135 ettari di azienda che la circondano, la produzione di vini e birre che rispecchino i gusti della tradizione di cinque generazioni. Questa è la filosofia della famiglia Baruffaldi che detiene la certificazione biologica dagli anni Novanta.
Vigneti, orzo, segale, avena, coriandolo, boschi, siepi, frutteti. Un patchwork davanti ai miei occhi. Come in un enorme affresco, posso distinguere, alla lontana, Pavia, Milano e uno scorcio di Liguria.
La mia voglia di visitare questa porzione di Lombardia, mi spinge fino a Zavattarello. Austero e imponente, il castello di questo antico borgo medievale, si erge in tutta la sua maestosità dominando la zona.

Castello di Zavatarello

I solidi muri in pietra, che arrivano fino a uno spessore di 4 metri, insieme a una posizione particolarmente strategica, lo hanno reso inespugnabile. La guida ci accompagna per le stanze (ben 40) raccontandoci le varie vicissitudini storiche, ma l’aspetto più interessante è la misteriosa presenza di un fantasma, associato a Pietro dal Verme, signore del maniero nel XV secolo. Ucciso dalla moglie (Chiara Sforza) con della cicuta a colazione (grazie anche alla complicità con lo zio Ludovico il Moro), pare che lo spirito di Pietro aleggi ancora nella fortezza. Porte che si aprono inspiegabilmente, voci, sedie che si spostano. Misteri che non hanno avuto ancora risposte. Io non ho avvertito nulla di anomalo, ma chi mi assicura che l’illustre personaggio non fosse tra noi?

 

Un caro ringraziamento a Giacomo Baruffaldi che mi ha illustrato la storia del castello accompagnandomi per la cantina e la tenuta di famiglia

by Alice Olgiati

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