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Occhio non vede cuore non duole

Ti prego, non dirmi come trattano male i polli negli allevamenti intensivi, preferisco non saperlo”.
Quante volte sentiamo questa o simili frasi? Comprensibile sarebbe udirle da persone quantomeno vegetariane, che hanno fatto una scelta di vita e di alimentazione che evita l’uccisione di altri esseri viventi, per quanto questo sia possibile (i moscerini sui parabrezza non li salverà mai nessuno).

Ma affermazioni del genere pronunciate da comuni ‘onnivori’ a mio parere dovrebbero perlomeno far riflettere. Innanzitutto rifiutarsi di conoscere ciò che si mangia denota una scelta di ignorare ciò che si introduce nel proprio corpo e che diventerà poi parte di noi: siamo o no quello che mangiamo?

In secondo luogo, una maggior consapevolezza della sacralità di mangiare cibo proveniente da altri esseri viventi non potrebbe che avere conseguenze positive sul consumo e quindi sullo spreco di cibo. Ogni volta che mangiamo carne, dovremmo riflettere sul fatto che qualcuno sia stato sacrificato per il nostro nutrimento e sostentamento, e quel qualcuno aveva occhi, sangue che pulsava e un cuore che batteva. Per ricambiare il suo sacrificio, non dovremmo quantomeno rifiutarci di buttarlo nel sacco dell’umido, e al contrario, come dicevano i nonni, mangiare fino all’ultimo pezzettino rimasto nel piatto?

Pertanto, bando ai bambini che credono che i polli siano nati direttamente al McDonald’s sotto forma di Chicken mcnuggets o che le fette di salame si auto-producano nella vaschetta sottovuoto.
Diciamo la verità a questi bambini, portiamoli in campagna a vedere come gli animali, prima che vengano sacrificati per noi, razzolino beatamente nei cortili. Così facendo, forse apprenderanno e impareranno a rispettare la sacralità che sta dietro anche ad un semplice panino con il prosciutto.

by Margherita Spinelli

3 commenti

  1. davide

    Ciao.
    Scusa, ma non riesco a comprendere molto bene quello che dici.
    Sei una carnivora pentita? Una vegetariana …. in erba? (che ci sta pure bene!)
    Davvero ti riesce più facile mangiare una cotoletta se pensi agli occhietti imploranti e spaventati del povero vitellino che ha appena visto ammazzare i suoi amichetti e sa di essere sul punto di fare la stessa fine, quegli stessi occhiuzzi che aveva aperto beati il giorno prima quando la mamma lo aveva svegliato?
    Davvero puoi digerire una salsiccia se pensi alla sacralità della vita del maiale da cui proviene (un “sacrificio” che l’interessato avrebbe volentieri evitato) ?
    Credo che se, come proponi, portassimo i bambini in un allevamento, molti di loro diventerebbero vegetariani.
    Forse è da questo che proviene il “preferisco non sapere” o, meglio, il “preferisco non pensarci”.
    In Cina alcuni mangiano i cani, e l’idea che noi abbiamo di questa cosa è la stessa che diamo agli svedesi che ci vedono mangiare un coniglio; all’opposto, il polpo per gli americani è equivalente a quello che per noi può essere la carne di topo.
    Tradizioni e abitudini e “normalità” che non ci fanno pensare, perché se ci pensiamo forse la fame ci passa davvero …….
    Allora ecco che cerchi di comprare solamente le uova da allevamenti a terra, carne da allevamenti “biologici” ecc ecc

    Ma poi, pensando a quella miriade di bambini che muoiono di fame, il rimorso diventa sempre più piccolo, ed anzi pensi che anche la zucchina è sacra, ed è per questo che non bisogna sprecare il cibo (o ancora pensi “e se comprassi carne di filiera e il risparmiato lo dessi all’Unicef?”)
    Ma, non solo anatomicamente, lo stomaco è più grande del cuore (e parlo anche per me), e magari coperto di pelo.
    Scusa lo sproloquio
    Cordialmente

    Davide

    • Margherita

      Ciao Davide! Non sono né l’una né l’altra cosa, bensì una carnivora convinta. L’articolo puntava a far riflettere sul fatto che la maggior parte dei bambini oggi non abbiano idea che dietro un panino al prosciutto ci sia una vita sacrificata, così come dietro a un kg di patate ci sia il sudore del contadino… e questa mancata consapevolezza a mio parere porta ad aumentare gli sprechi alimentari (perché non si riconosce il valore del cibo se non da un punto di vista monetario).

  2. Giorgia

    Ciao a tutti!
    Concordo con quanto affermato da Margherita. Aggiungerei, inoltre, che un pollo allevato a terra entra a far parte dell’immenso ciclo della vita con una certa dignità. Insomma, il pollo non sa che fine farà, se al limone o parte di una bella insalatona, ma almeno avrà vissuto in maniera degna. Non dimentichiamo che ogni essere vivente ha la sua storia e ha il diritto di viverla bene, quanto meno fino alla conversione in mcnuggets o in mc chicken! ;) scherzi a parte, a parer mio è corretto sensibilizzare i più ed iniziare a mangiare e a comprare il cibo in maniera intelligente. Ci guadagnamo noi in coscienza e spesso in salute e ci guadagnano loro, scorrazzando felici nei prati, almeno per un po’.

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