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…’o pate è ‘o pate…

…se cresce ‘e figlie dinto ‘o portafoglio… (Nino D’Angelo)

14 giugno 2015.
Oggi tu e mamma avreste festeggiato i 50 anni di matrimonio, ma quel 2 giugno 2013 capimmo che non sarebbe stato così. E tu, forse sapendo già come sarebbe andata a finire, ancora al meglio, dicesti che no, erano 54 anni già allora.
Partisti a contare dal momento in cui vi siete messi insieme, è lì che è cominciata la vostra storia.
Nel ’65 avete solo “contrattualizzato” quello che era in essere, ma a te degli aspetti formali non è mai importato nulla, e, anche in questo mi piace somigliarti, sempre di più.

Avrei un mondo da dirti, un mondo mi hai dato, ma qui, parliamo di cibo. Della “peg” allora, il tuo modo di mangiare negli ultimi mesi della tua agonia, del tuo prepararci al distacco, e prima ancora, la sonda nasogastrica.
Quando avevi qualche barlume di lucidità te lo leggevo negli occhi il fastidio per quella roba, non hai mai dissimulato, i tuoi sentimenti li hai sempre mostrati senza veli, limpidi!

E, prima ancora, a Pozzuoli, in rianimazione, il tuo onomastico, un po’ di crema di un pasticcino per festeggiare, già festeggiavamo anche in rianimazione, così ci hai educato a fare…

E i tuoi piattoni di pasta, 300 grammi mezzogiorno e altrettanto la sera (del resto non mangiavi altro), il secondo era solo per noi figli, e ancora i dolci, (ah se ti piacevano!) E ti fregai pure la torta di zio Peppino quella notte…che stronzo, ma mi perdonasti, con un sorriso, buono, come sempre…!

E per strada quell’uomo  “o zi’, tengo fame”… lo accompagnasti in pizzeria e “favorite una margherita all’amico, grazie” (ricorda, mi dicevi, nessuno ti serve, ti favoriscono) lui la mangiò, ti guardava riconoscente ma tu, schivo, distoglievi lo sguardo, forse una delle poche volte in cui ti ricordo veramente imbarazzato!
Poi vi salutaste, solo con lo sguardo, e io non ebbi la prontezza di dirti quanto fossi fortunato ad essere tuo figlio.

Fino a tornare a quel 2 giugno, all’ultimo caffè che mi offristi, lasciando la mancia come sempre…prima della catastrofe.

Ora sono io a portarti nel portafoglio, ogni tanto ti guardo, poi ti ripongo al sicuro e, ora che scrivo, capisco che anche stavolta hai vinto tu, volevo fare un boccone amaro ma me lo hai fatto fare più dolce del miele, come piace a te.

Del resto come sperare di fregarti al gioco, anche quello della vita? E mentre mi asciugo ancora gli occhi, mi torna in mente Filumena Marturano…   “e comme è bello chiagnere…”

Ciao, Johnny.

pachialone

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