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Le nozze di Cana

Signore, dacci il nostro amore quotidiano (Papa Francesco)

La trasmutazione dell’acqua in vino, in occasione del banchetto di nozze a Cana, come descrive Giovanni nel suo Vangelo, è il primo miracolo di Gesù, la prima manifestazione della Sua essenza.

Da ateo, ma convinto e consapevole che volendo parlare dell’Uomo non sia possibile prescindere da Fede e Religioni, provo a esporre qualche considerazione in merito. Tralascio, senza trascurare, gli importanti significati simbolici dell’evento con Maria che da “madre” diviene nelle parole di Cristo “donna”, sancendo quindi il passaggio dal rapporto terreno madre-figlio a quello fedele-Dio. O ancora Maria che rivolge a Gesù la prima preghiera rimettendosi alle Sue decisioni e afferma “fate tutto quel che vi dirà”. Vorrei soffermarmi su due aspetti più strettamente legati al contesto dell’evento.
Ad una prima lettura il miracolo può apparire quasi frivolo, si tratta in fondo di “procacciare” del vino, una bevanda sì importante, ma non certo “vitale”, in occasione non di una celebrazione religiosa, ma “solo” nel banchetto che ne segue.
Ed è questo, per me, il punto focale: in primis la trasformazione, l’elevazione direi, dell’ acqua in vino ci dice che tramite l’amore (l’intercessione) di Gesù siamo noi stessi a poter “crescere”, avvicinandoci a Lui. A seguire, l’importanza del banchetto, del desco in quanto tale. Gesù, per chi ci crede, è Dio, nulla può essere casuale nelle Sue gesta. Il voler quindi contribuire alla riuscita dei festeggiamenti sta proprio a indicare che la convivialità, il condividere insieme il cibo, bisogno primario dell’Uomo (chiaramente qui, e nei successivi miracoli, si parla di fabbisogno dell’anima, non del corpo) hanno dignità e valore assoluto.

Non scrive già Isaia “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati…”?    Non è forse, per un cristiano, la messa stessa un banchetto offerto dal Signore?…”beati gli invitati alla mensa del Signore…”. Banchettiamo quindi, per il piacere di essere, per il piacere di condividere, per il piacere di amare.
Non credo in Dio, lo ripeto, ma, se esiste, Lui gode del nostro amore, della nostra felicità. E mangiare dà sempre felicità! (…se il cuoco è all’altezza…)

                                                                                                                                                                                    guido (IO)

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