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La frittatina di maccheroni

Napoli, fine anni ‘70

Giugno. Di preparativi per l’estate, di “Evviva è finita la scuola!”, di vecchi film in bianco e nero trasmessi in tv. Giugno di meritato riposo e di mare.
Sì, sabato e domenica, gita! Alzata presto, partenza (non prima delle 10) e poi, via in auto, verso la meta balneare! Di solito Paestum. Un folto gruppo ciarliero e spensierato che voleva divertirsi: noi, zii e zie, cugini… Se eravamo sotto i venti ci sentivamo soli.

Le mamme, previdenti, pensavano all’indispensabile: ci si poteva dimenticare di tutto, braccioli, salvagente, persino l’imprescindibile costume di ricambio (senza di quello niente bagno: non vorrai mica tenerti l’umido addosso?), ma della pappa no!

Partiamo dal presupposto che era idea comune che al mare si bruciassero decine di migliaia di calorie all’ora anche stando fermi. E quindi varie erano le proposte: dalle teglie di pasta al forno di zia Sisina (per rimanere leggeri…), alle parmigiane di melanzane, passando per i panini “salsiccia e friarielli”.

Ma il grande classico, (ripreso anche da Tony Tammaro in “Patrizia”) era lei: la frittatina di maccheroni!
E anche qui, varie versioni tutte ottime.
Ormai sono diventato quasi – non esageriamo – vecchio, ma ancora non riesco a decidere quale mi piaccia di più.

Ma, esattamente, cos’è? È presto detto: una frittata di recupero, fatta cioè con la pasta avanzata (ziti al ragù) bella, rossa, con l’aggiunta di qualche uovo sbattuto e poi fritta, con le parti esterne croccanti, da assaggiare ancora calda…
Diciamo che 35% almeno della preparazione scompariva prima che ci si mettesse in viaggio!

Oppure la frittata preparata appositamente con vermicelli lessati, uova sbattute e formaggio (pecorino e parmigiano per renderla più saporita), bionda, da tagliare a spicchi.
Volendo la si poteva arricchire con qualche fiocco di burro sciolto e qualche pezzo di fiordilatte (non mozzarella, mi raccomando).

Oggi, invece, le nuove generazioni vi aggiungono di tutto: wurstel, formaggio spalmabile, salame… ma si perde la poesia!

Ora però faccio una confessione. Ho sempre invidiato le tre figlie di zia Titina che arrivavano col papà e zio Gennaro (di cui riparleremo a settembre, poi capirete il perché) e portavano sempre, immancabilmente, la stessa cosa: fette enormi di pane (non il palatone), di dimensioni molto più che XXL, farcite da una sublime mortadella il cui solo profumo mi mandava in estasi.
Ma mamma: “No, è troppo pesante!!”
Che invidia!

guido (IO)

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