A wax likeness of German composer Johann
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Johann Sebastian Bach

Figlio di una numerosa famiglia e padre di una altrettanto numerosa prole (ben venti figli), Johann Sebastian Bach (1685 – 1750) è uno degli organisti e compositori tedeschi più importanti del periodo barocco. Riceve dal padre Ambrosius lezioni di violino e dallo zio Johann Christoph i rudimenti per imparare a suonare gli strumenti a tastiera. Jacob, uno dei fratelli maggiori, ottimo organista e allievo di Pachelbel, costituisce per Sebastian una preziosa fonte di apprendimento “casalinga”. Nonostante il suo primo approccio col mondo del lavoro sia piuttosto deludente, il giovanissimo Bach (appena diciassettenne) non si perde d’animo e diventa Hof Musicus, musicista alla corte del duca Johann Ernst di Sassonia-Weimar. In qualità di lacchè, si destreggia nel fare il valletto, il servitore, lo strumentista (di violino, organo e cembalo secondo le esigenze della corte).

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Ma andiamo a scoprire l’episodio “incriminato”. Venuto a conoscenza della possibilità di diventare primo organista municipale nella chiesa di San Giacobbe a Sangerhausen, si esprime al meglio durante la pubblica esibizione riscuotendo pareri favorevoli dal consiglio, ma viene scavalcato da un altro musicista imposto dalla più alta autorità e con più di cinquant’anni alle spalle. Animato da una incontenibile voglia di crescere dal punto di vista professionale (la corte di Weimar era piccola e con un’orchestra modesta), nel 1703 Bach ottiene il posto come organista nella città di Arnstadt e viene nominato collaudatore per verificare che il nuovo organo, di cui era appena stata dotata la chiesa, fosse stato costruito a regola d’arte. Incarico, questo, che gli fa ottenere una certa notorietà e un contratto di lavoro. Chiamato ad Halle (città natale di Haendel) nel 1716 insieme a Johan Kuhnau e a Christian Friedrich Rolle per collaudare il grande organo della Liebfrauenkirche, viene allestito un banchetto in onore dei tre musicisti.

A voi il menù:

Boeuf à la mode; luccio in salsa di burro e acciughe; prosciutto affumicato; salsicce e spinaci; montone arrosto; piselli, patate, zucca bollita, asparagi, lattuga, ravanelli, frittelle; scorsa di limone candita, ciliegie in conserva; burro fresco. [1]

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Poi è un continuo peregrinare: Mühlhausen, si veda la proposta di assunzione in cui si fa riferimento a compensi in contanti e in natura: 3 misure di grano, 2 cataste di legna, una di faggio e una di altra qualità… e sei Schock (ossia 360) di fascine portate davanti alla porta di casa, al posto del terreno arativo[2]; di nuovo Weimar, dove, dopo anni di intenso e gratificante lavoro, per aver presentato le dimissioni, forse in maniera troppo insistente e aver dunque incontrato l’opposizione del duca, passa un breve periodo in carcere; Kötchen dove si concretizza il genio bachiano ne Il clavicembalo ben temperato e nei Sei concerti brandeburghesi. Sempre in quest’ultima città si celebrano, nel 1721, le seconde nozze del musicista con la soprano Anna Magdalena Wilcke, festeggiate con una grande quantità di vini del Reno. Con la morte del compositore Johan Kuhnau nel 1722, diventa vacante il posto di Kantor della Tomasschule di Lipsia e Bach riesce a ottenerlo.

La massima autorità musicale cittadina che aveva una miriade di compiti: dalla composizione di Cantate (create con il ritmo di 50 all’anno), alla preparazione del coro e dell’orchestra, dall’insegnamento ai giovani cantores al mantenimento di rapporti più o meno felici con gli altri musicisti e le autorità. Insomma, una lavoro a tempo pieno che richiedeva un dispendio notevole di energie. I suoi biografi parlano appunto di un robusto appetito e una forte passione per il vino. Vino che detiene sempre un posto importante, si veda il compenso a lui pagato per il collaudo di un nuovo organo a Gera: 30 fiorini come onorario, 10 fiorini per il viaggio, 17 fiorini per il vitto e 7 fiorini per il vino[1]. Birra e sidro erano le bevande maggiormente consumate in casa Bach, ma non mancava certo la predilezione anche per vini bianchi delle colline dell’Elba, del Reno o della Mosella.

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Un altro celebre episodio nella vita del compositore è la visita al re Federico II di Prussia a Potsdam, nel 1747, alla cui corte lavora come cembalista il secondo figlio di Bach, Karl Philip Emanuel.
Sulla cronaca locale si legge: “Si apprende che domenica scorsa 7 maggio è giunto il famoso Maestro di Cappella di Lipsia, il signor Bach, con l’intenzione di gustare e ascoltare l’eccellente musica della corte reale. Alla sera, verso il momento in cui l’ordinaria musica della camera usa iniziare negli appartamenti reali, Sua Maestà venne informato che il signor Bach era arrivato a Potsdam e che si trovava nell’anticamera di Sua Maestà, dove attendeva il graziosissimo permesso di poter ascoltare la musica. Immediatamente Sua Maestà impartì l’ordine di farlo entrare e, una volta entrato, si portò al cosiddetto Forte e Piano e si compiacque di suonare di persona, senza alcuna preparazione, un tema che il Kappelmeister Bach doveva elaborare in una Fuga. La qual cosa fu fatta così abilmente dal citato Kappelmeister che non soltanto Sua Maestà volle manifestare il suo graziosissimo compiacimento, ma anche tutti i presenti rimasero meravigliati. Il signor Bach trovò il tema che gli era stato dato così straordinariamente bello che egli intende metterlo sulla carta ed elaborarlo in una fuga regolare e quindi inciderlo su lastra. Al lunedì questo uomo famoso si è fatto ascoltare all’organo della chiesa dello Spirito Santo, riportando l’approvazione generale degli ascoltatori accorsi in gran numero. Alla sera, Sua Maestà lo incaricò nuovamente dell’esecuzione di una Fuga a 6 voci, che per il piacere di Sua Maestà e con meraviglia di tutti, egli realizzò abilmente come la volta precedente.”
Una vita intensa, conclusasi a 65 anni, che continua a rivivere nelle intramontabili pagine di musica che ci ha generosamente regalato.

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[1] K. Geiringer, I Bach (trad. A. Falorsi Buscaroli e P. Buscaroli), Rusconi, Milano, 1981.

[2] P. Buscaroli, Bach, Mondadori, Milano, 1985.

 

by Alice Olgiati

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