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Fichi d’india: un goloso gioco d’azzardo

È una torrida giornata estiva, il mare, sonnacchioso, distende pigramente le sue onde verso la riva. Fa così caldo che non si sente nemmeno il frinire delle cicale. Gli ulivi ondeggiano dolcemente sospinti da una brezza secca. E accanto, quasi a voler interrompere il leggero velo di tulle verde-argento, palline rosso-arancioni d’u ficu rigna. Il fico d’India in siciliano. Che a Napoli diventa ‘a figurina.

Scarola riccia pp’a ‘nzalata! ‘A pizza cu alice! ‘A capa d’’o purpo!
Colori, profumi e grida: un teatro di ambulanti. A zonzo per bancarelle venivo investito da urla chiassose. E dal fruttivendolo, il mio preferito, si “giocava d’azzardo”. La gente si raccoglieva intorno alle cassette di fichi e scommetteva. Un coltello affilatissimo veniva lasciato cadere sul frutto prescelto e, se riuscivi a pizzarlo (se rimaneva infilzato), il fico era tuo al tuo prezzo.
Una versione più in piccolo, ma comunque affascinante, si faceva in casa Stellato. Una ciotola bianca colma di fragole veniva messa al centro del tavolo e noi bambini speravamo che la forchetta riuscisse a “pescare” la fragola.

Strawberries-in-a-bowl

Ci impegnavamo al massimo. Rosse e saporite non potevamo certo condividerle con gli altri fratelli. Una competizione totale e assoluta.

by Alice Olgiati

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