L'olla con i semi di Cislago, foto Soprintendenza Archeologia della Lombardia
0 commenti

Angera tra cucina, storia e relax

“Love is in the air…” allegra e spensierata anche l’autoradio sembra voler partecipare a questa domenica di festa. 33 anni di matrimonio. 33 anni di vita insieme. 33 anni di sentimenti. Un traguardo costruito giorno per giorno con costanza, con passione, con amore. Quale occasione migliore per festeggiare, se non quella di una bella gita eno-gastro-culturale al lago? Perché, si sa, la mia famiglia ama stare a tavola e soprattutto mangiare. Ricordo ancora quando riempivamo l’auto fino all’inverosimile per i pranzi dalla nonna. Mamma era irremovibile. Pentole, recipienti, pirofile tutti traboccanti di gustosi manicaretti preparati da lei. Le vettovaglie dovevamo portarle NOI! Guai a chi osasse replicare. Tutto era assolutamente indispensabile. Sembrava che stessimo partendo per una vacanza. Mancavano solo le pinne, il fucile e gli occhiali. Ma questa volta mamma non dovrà preoccuparsi, ci penserà lo chef del ristorante in cui abbiamo prenotato. Semplice, raffinato ed elegante. Mattoni a vista e tappi di bottiglia in sughero: una rusticità resa ancora più accogliente da un bel camino scoppiettante. Sarà l’aria del lago, sarà che è ora di pranzo, noi abbiamo fame!! L’indecisione aleggia: antipasto? Primo? Entrambi? Tutto il menù?? Dopo una lunga ed estenuante consultazione (la concentrazione è pari a quella di una seduta di stato), finalmente ordiniamo: tagliolini freschi con funghi porcini e salsiccia di Norcia, per i miei, e plin (piccolissimi ravioli piemontesi) alla robiola con fiori di zucchina, zucchine e zafferano, per me. Da urlo! Ma non siamo ancora sazi (nonostante le porzioni abbondanti). Con un meditato e lucido gesto di follia chiediamo l’antipasto. Ci piace essere originali.
La ginnastica delle papille gustative ricomincia (alla grande) tra piatti di pesce, affettati di maiale Joselito (l’amico di Peppa Pig) e una sfiziosa millefoglie con stracciatella, pomodorini secchi e alici del Cantabrico.

millefoglie

Intanto, per favorire la digestione, guardo lo chef affaccendato a spadellare. Dal mio posto, infatti, parte un corridoio visivo che arriva direttamente in cucina. E dopo tutta questa fatica, è necessario reintegrare gli zuccheri con un bell’assaggio di sorbetti: limone, mandarino e gelso nero. Mi è venuto freddo. Fortuna fuori il sole splende alto e sfrontato. Un cielo terso, uno scintillio sull’acqua e mamma papera con i suoi piccolini. Mi lascio coccolare da questo tepore primaverile e intanto i pensieri galleggiano leggeri perdendosi in mille evoluzioni. Pace, tranquillità, silenzio. Passeggiamo sul lungo lago sicuri che la Rocca veglia, protettiva e imponente, alle nostre spalle.

Rocca di Angera

Il tempo vola e la conferenza al Museo ci attende. Un viaggio nella storia di 1500 anni fa, ai tempi dei romani. È stata rinvenuta, infatti, durante i lavori per la costruzione dell’autostrada Pedemontana, nel 2012, un’olla eccezionalmente conservata. Ma la cosa più sorprendente è che e al suo interno si sono mantenuti (o meglio tostati a causa di un incendio) all’incirca 150.000 chicchi di frumento, 30.000 di segale, castagne e altri semi quali panìco (simile al miglio), lenticchie, piselli, frammenti di noci e uva per un totale di 2.7 kg di peso bruciato.

i semi e le castagne di cislago

le analisi presso il laboratorio di archeobiologia dei Musei Civici di Como

Incredibile! Posso solo lontanamente immaginare l’emozione degli archeologi dinanzi a tale scoperta. Un recipiente della dispensa di una famiglia romana che è arrivato fino a noi! Abitudini alimentari così lontane ma al contempo così vicine. Esistenze trascorse. Una manciata di semi, concreta, reale, presente. Minuscoli frammenti di passato che si impongono alla nostra attenzione. È bello poter scoprire come vivessero i nostri predecessori, capire quanto fosse stretto e importante il legame con la terra e i suoi frutti. Un insegnamento che dovremmo seguire anche noi. Rispettare. Il nostro pianeta, la nostra vita, il nostro cuore. E averne cura. Amare l’ambiente che ci circonda. Considerarlo un bene prezioso. Una risorsa. Un dono. Ricordiamo che siamo semplicemente ospiti di passaggio. Non avremo una seconda possibilità. Ciò che si distrugge ora, mancherà a chi viene dopo di noi. E non possiamo permettercelo. Il cibo è una necessità vitale. Un diritto per tutti. Basta con sfruttamenti al limite del naturale, con modificazioni genetiche, con sprechi di livello esponenziale. Ritorniamo alle origini. All’olla. Un umile recipiente, un regalo che ci riporta a una dimensione bucolica e agreste. Quando la natura regnava sovrana e indisturbata.
Cosa si poteva dunque cucinare con questi cereali? Di sicuro (un antenato del) pane, forse qualche dolce (grazie alla dolcezza delle castagne) e meno probabilmente delle minestre (grano tenero e duro sono poco adatti). Piatti parchi, frugali ma che si avvicinano molto ai nostri. Ricette secolari perfezionatesi nel tempo. Una storia di colture e culture da scoprire, mantenere e preservare. Perché il cibo è identità, è ritualità, è vita.

Un ringraziamento al ristorante Osteria Melograno Via Cavour, 13, Angera (VA) che ci ospitato per pranzo e alla Dott.ssa Miedico, curatrice del Museo di Angera, per averci gentilmente fornito le immagini dei ritrovamenti.

by Alice Olgiati

Scrivi una risposta